Il Duomo di Livorno

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La Cattedrale di San Francesco
E' il principale luogo di culto cattolico di Livorno, chiesa madre della diocesi omonima.



Fu progettata contestualmente alla realizzazione della città pentagonale voluta dai Medici nel XVI secolo come coronamento del fronte meridionale della piazza Grande, di cui riprendeva il tema del loggiato in armonia con i portici adiacenti. Ampliata nel corso del Settecento e caratterizzata da un ricco arredo donato dalla famiglia granducale e dai personaggi a essa legati, subì danni ingentissimi durante i bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale, a seguito dei quali fu in buona parte ricostruita.
Nel progetto della nuova città di Livorno elaborato da Bernardo Buontalenti nella seconda metà del Cinquecento prevalevano le opere a carattere militare e quelle legate al potenziamento delle strutture portuali, rispetto agli aspetti urbanistici: facendo perno sulla fortezza di Antonio da Sangallo il Vecchio, il progetto tracciava una semplice maglia viaria regolare all'interno di un nucleo urbano a pianta pentagonale, al centro del quale, in prossimità delle vecchie mura del castello, era sommariamente indicata la presenza del duomo. Tale configurazione mutò sensibilmente con l'avvento di Ferdinando I de' Medici, che, volendo dare impulso alla costruzione della città, fece apportare diversi cambiamenti al piano originario, tra cui la realizzazione di una vasta piazza d'armi che andava a modificare l'ubicazione del baricentro cittadino rispetto alle indicazioni riportate nel disegno del Buontalenti. La piazza, presumibilmente pensata come uno spazio quadrangolare chiuso sul lato meridionale dal prospetto della "nuova chiesa", assunse invece una configurazione rettangolare, spingendosi, sul fronte settentrionale, fino ai margini di una darsena destinata all'approdo dei navicelli (successivamente interrata).
I lavori della nuova chiesa cominciarono nel 1594 sulla base di un disegno del Buontalenti: una chiesa a pianta rettangolare, caratterizzata da porticati su tre lati e affiancata da fabbricati conventuali. Abbandonato il progetto buontalentiano, la costruzione dell'edificio fu portata avanti sotto la direzione di Alessandro Pieroni, il quale, recependo presumibilmente le disposizioni di Don Giovanni de' Medici, abbandonò lo schema conventuale, aumentando le dimensioni della chiesa. I lavori procedettero rapidamente: nel 1596 la facciata, ancora priva del rivestimento marmoreo, era già stata innalzata, nel 1599 fu ultimato il campanile a vela e nel 1606 la chiesa fu consacrata e intitolata a santa Maria, san Francesco e santa Giulia.
Un disegno di Remigio Cantagallina permette di cogliere le caratteristiche principali dell'edificio ed in particolare della facciata: innalzata su una gradinata, è preceduta da un portico arricchito da colonne binate coperto da una terrazza, da cui si innalza un coronamento caratterizzato da specchiature che rimandano al disegno adottato da Don Giovanni de' Medici nella facciata della chiesa pisana di Santo Stefano dei Cavalieri.
Alessandro Pieroni e, successivamente, Antonio Cantagallina, si occuparono anche della decorazione dell'aula interna: vi erano quattro altari laterali (di cui solo due sopravvissuti ai bombardamenti della seconda guerra mondiale), due cantorie in marmo sorrette da mensoloni commissionate da don Antonio de' Medici, un coro ligneo e una pittura di Agostino Tassi dietro l'altare maggiore. Probabilmente al Pieroni si deve anche il disegno del preziosissimo soffitto ligneo intagliato, iniziato nel 1604 da Vincenzo Ricordati, detto l'Imperatore, uno dei più importanti intagliatori della regione; l'opera, che si avvicina a certe soluzioni veneziane, fu terminata almeno dieci anni più tardi.
Il luogo di culto, configurandosi come chiesa madre cittadina, fu chiesa di giuspatronato regio. Nel 1629, su richiesta del granduca Ferdinando II, il papa Urbano VII le conferì il titolo di Insigne Collegiata e il suo pievano venne sostituito da un proposto avente funzioni di vicario dell'Arcivescovo di Pisa e di Primo Dignitario ecclesiastico della città.
Nel Settecento la chiesa fu ampliata con l'aggiunta di due cappelle laterali, che mutarono la pianta rettangolare in una a croce latina. La prima ad essere innalzata, tra il 1716 e il 1720, fu quella del Santissimo Sacramento grazie al contributo economico del capitano Francesco Vincenzi, direttore del lazzaretto di Livorno; progettata da Giovanni del Fantasia e successivamente restaurata da Giuseppe Salvetti, fu ornata con sculture della bottega di Giovanni Baratta e con pitture di Giuseppe Maria Terreni. Nel 1727 fu la volta della cappella della Concezione di Maria, la quale fu posta in comunicazione con quella del battistero, realizzata alla metà del medesimo secolo.
Nel 1770 furono aggiunti il cornicione e i pilastri della navata, mentre Giuseppe Gricci dipinse gli spazi a livello delle finestre (le pitture sono andate perdute). Nello stesso periodo fu ampliato il coro: il pittore fiorentino Tommaso Gherardini vi realizzò alcuni affreschi (scomparsi durante la seconda guerra mondiale), che andarono a sostituire quelli di Agostino Tassi. Il coro ligneo fu quindi traslato nella chiesa di Santa Caterina.
Nel 1806 divenne "cattedrale" e l'anno seguente si avviò la ristrutturazione della cappella della Concezione di Maria; i lavori furono diretti da Riccardo Calocchieri, mentre la volta fu completamente affrescata da Luigi Ademollo, la cui opera, oggi scomparsa, non riscosse tuttavia i pareri favorevoli dalla critica.
Nel 1817, su progetto di Gaspero Pampaloni, fu aggiunto il campanile a pianta quadrata in sostituzione di quello a vela seicentesco, che era rimasto danneggiato in conseguenza del terremoto del 1814.
Ne 1856 si registra la demolizione dell'antico fregio in facciata e l'inserimento di un nuovo orologio che, con un ingegnoso meccanismo, azionava i quadranti posti nei timpani posti rispettivamente sulla facciata principale e sul fronte posteriore.
Altre modifiche di rilievo furono attuate durante il ventennio fascista, quando, con la riqualificazione dei palazzi di largo Duomo, l'abside della cattedrale fu rinnovata e dotata di una fontana in asse con la via Cairoli.
In seguito ai bombardamenti aerei del 1943-1944 il duomo fu in buona parte distrutto: si salvarono solamente il muro perimetrale di destra, la zona delle cantorie, l'altare del Santissimo Sacramento, la cappella del Battistero, nonché diverse opere d'arte preventivamente messe al sicuro, mentre il soffitto ligneo e le pitture murali andarono irrimediabilmente perduti.
A questo quadro drammatico si aggiunsero i piani urbanistici presentati alla fine del 1945, che prevedevano lo spostamento della cattedrale sul lato nord di piazza Grande; tuttavia, temendo che lo spostamento della chiesa avrebbe comportato ritardi, l'ipotesi fu scartata. In ogni caso, la piazza, con la realizzazione di Palazzo Grande e di nuovi edifici di contorno, mantenne ben poco dell'assetto originario, mentre il duomo fu ricostruito riproponendo, seppur in modo semplificato e approssimativo, le strutture originarie e le componenti di arredo: per ragioni di economia, il magnifico soffitto intagliato fu solo abbozzato; due altari laterali non furono ricostruiti, la statua del vescovo Girolamo Gavi realizzata da Vincenzo Cerri non fu ripristinata, né ricollocata. Tra le principali modifiche si ricorda la realizzazione dell'esedra posta alle spalle dell'abside e l'aggiunta di portici sui due bracci del transetto; nel campanile furono installate 5 campane in bronzo, ottenute dalla fusione delle campane recuperate dalle rovine e col bronzo di una campana donata dall'arciconfraternita della Purificazione.
Il duomo, ancora incompleto, fu solennemente consacrato il 20 dicembre 1953 dal vescovo Giovanni Piccioni.
(Fonte: Wikipedia)
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